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Attualitá

Vietate le pubblicità di cibo spazzatura prima delle 21 per proteggere i bambini

È l’ora di cena, la TV è accesa, i bambini chiedono uno snack. Poi, all’improvviso, quegli spot non ci sono più. Un vuoto strano, che sembra aprire spazio a scelte diverse. Forse più leggere, forse più nostre.

Per anni il prime time anticipato ha parlato la lingua dello zucchero. Colori accesi, mascotte, promesse rapide. Se hai figli, conosci quello sguardo: “posso?”.

Regno Unito: Vietate le Pubblicità di Cibo Spazzatura prima delle 21 per Combattere l’Obesità Infantile

La forza della pubblicità è tutta lì, nei pochi secondi che aggirano la noia e attivano il desiderio. E non è solo una sensazione. In Inghilterra, i dati più recenti del monitoraggio nazionale mostrano che circa un bambino su dieci a 4-5 anni è già obeso; a 10-11 anni si arriva a circa uno su quattro. Un peso reale sulla salute pubblica, sulle famiglie, sui bilanci del sistema sanitario.

Gli studi sperimentali sono coerenti: l’esposizione a spot di alimenti ad alta densità calorica aumenta l’assunzione immediata di snack nei più piccoli. Non serve un martello, bastano ripetizioni veloci. Un precedente utile arriva da Londra: dopo il blocco degli annunci di prodotti ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri sulla rete dei trasporti, un’analisi indipendente ha stimato circa mille chilocalorie in meno a settimana negli acquisti familiari di prodotti HFSS. Non è una rivoluzione in sé, ma è un segnale: cambiare il contesto modifica i comportamenti.

Cosa cambia davvero

Qui entra in scena il Regno Unito. È entrata in vigore di recente una misura attesa: stop agli spot di cibo spazzatura in TV prima delle 21; stop agli annunci a pagamento online in qualsiasi momento. L’obiettivo è chiaro: ridurre l’esposizione dei bambini a messaggi che spingono verso scelte ipercaloriche e poco nutrienti. Il perimetro punta ai prodotti HFSS secondo criteri ufficiali; le definizioni sono pubbliche e tecniche. Alcuni dettagli applicativi possono ancora evolvere, ma l’architrave è fissata.

Meno “pester power” a tavola. Meno pressione emotiva durante i cartoni serali. Un incentivo alle aziende a spostare investimenti su prodotti migliori o su creatività non incentrate su snack e bibite zuccherate. Non basta, da solo, a invertire la curva dell’obesità infantile. Servono cibo sano a prezzi accessibili, educazione alimentare efficace, ambienti scolastici coerenti, spazi per muoversi. Ma il segnale culturale è potente: in prima serata, la salute conta più del jingle.

Le obiezioni non mancano

“È paternalismo.” “Le famiglie devono decidere da sole.” “Il problema è l’attività fisica, non gli spot.” Sono domande legittime. Eppure i dati dicono che l’ambiente guida la scelta ben prima della volontà. Se togli attriti e tentazioni ripetute, il margine decisionale si allarga. Anche per chi torna stanco dal lavoro e cucina con quello che c’è.

Ore 19:30, cartone preferito. Dove prima passavano tre pubblicità di snack, ora uno spot di frutta pronta da portare a scuola, un annuncio istituzionale, una storia di sport locale. Il bambino chiede ancora qualcosa. Ma la conversazione cambia tono. Anche le opzioni in dispensa iniziano, piano, a cambiare.

Resta da misurare l’impatto reale a 6 e 12 mesi: vendite, esposizione complessiva, eventuali spostamenti verso canali non coperti. Se emergeranno effetti collaterali, si correggerà la rotta. Intanto, la domanda che ci pone questa scelta è semplice e scomoda: che tipo di silenzio vogliamo in quel minuto tra una scena e l’altra — uno spazio vuoto o uno spazio che finalmente ci assomiglia un po’ di più?

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