A Sestri Levante il Comune dice stop ai panni stesi: scoppia la polemica tra “decoristi” e tradizionalisti.
A Sestri Levante la nuova frontiera della lotta per il decoro urbano passa dal bucato (what’s next?). Il sindaco della graziosa cittadina ligure Francesco Solinas ha deciso: basta lenzuola, asciugamani e mutande appese al vento. Nel nuovo regolamento comunale, oltre al divieto di camminare scalzi o di gocciolare liquidi dal balcone, è comparso anche il più discusso dei punti: niente panni stesi alle finestre.
La reazione è stata immediata. L’opposizione, in maniera trasversale da Fratelli d’Italia al Pd, ha bollato la norma come inutile e repressiva, mentre il primo cittadino dal canto suo ha fatto notare: “Un regolamento più o meno come Chiavari e Rapallo che tiene conto come in estate con una popolazione che passa da 18 mila a 40 mila unità, credo sia necessario inserire norme di buon senso”.
I cittadini, dal canto loro, si dividono in due fazioni: c’è chi invoca la tutela dell’immagine turistica e chi ribatte che un calzino steso al sole non rovina certo il panorama più di una buca nell’asfalto.
Il provvedimento tocca un nervo scoperto: in Italia i fili da bucato non sono solo un gesto pratico, ma una parte del paesaggio urbano. Dai caruggi liguri alle stradine del Sud, i panni al sole raccontano una quotidianità che, volenti o nolenti, è parte dell’identità nazionale.
Ad ogni modo, non si tratta di un caso isolato: Sestri Levante non è l’unico Comune a essersi inventato la crociata anti-bucato. In Croazia, già dal 2019, alcune città turistiche hanno vietato di stendere i panni nei centri storici e nelle vie più battute dai turisti. Non una legge nazionale, ma regolamenti locali con tanto di multe fino a 300 euro. Motivo ufficiale: il decoro urbano. Motivo ufficioso: non rovinare la cartolina per i visitatori (e poi chi si chiede perché si crei un sentimento di astio verso i turisti).
Anche lì, la polemica non è mancata: per molti residenti i panni stesi sono parte del carattere dei borghi e, soprattutto, un gesto ecologico in tempi in cui si parla tanto di ridurre i consumi. Risultato? Una guerra di principi che accomuna la riviera ligure alle coste dell’Adriatico.
Chi difende il divieto parla di facciate pulite, turisti soddisfatti e zero lenzuola in bella vista. Chi lo contesta sottolinea invece l’assurdità di multare chi sceglie il sole invece dell’asciugatrice, con tanto di bollette più leggere e un pizzico di profumo naturale in più.
Così il bucato diventa materia di dibattito politico e mediatico, trasformando una molletta in un caso nazionale. E così la domanda resta sospesa come i fili tra due balconi: meglio una città da cartolina perfetta o un paese vero, con i suoi calzini al vento?
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