Fuori uno scricchiolio sottile, dentro un cuore che cede al cucchiaio: la ricotta fritta in pastella è quell’antipasto capace di mettere d’accordo tutti, dal primo morso all’ultimo granello di sale.
La ricotta fritta in pastella ha qualcosa di disarmante. La porti in tavola e sparisce. È un antipasto croccante ma gentile, nasce povero e si veste da festa. La preparo quando voglio un finger food che non chieda presentazioni, solo attenzione. E qui arriva il bello: la ricetta è semplice, ma il risultato dipende da pochi passaggi chiave.
Ricotta di qualità, ben asciutta. Io scelgo ricotta di bufala, più piena e sapida. Un tocco di formaggi: mozzarella ben strizzata e Parmigiano Reggiano grattugiato per struttura e sapore. Pastella leggera. Farina 00 o farina di riso per una versione senza glutine, acqua frizzante gelata, un pizzico di sale. Olio per friggere a punto di fumo alto. L’olio di arachide è solido e stabile in cottura.
Varianti? Prosciutto a dadini nell’impasto, erbe (timo, maggiorana), scorza di limone per freschezza. Anche spezie come paprika affumicata o pepe lungo, ma senza coprire la dolcezza lattica della ricotta.
La ricotta contiene molta acqua (spesso 70–80%, dato che varia per tipologia e lavorazione). In frittura, l’umidità è tutto: decide la crosta, la tenuta, la cremosità interna. Qui la pastella diventa un ponte termico che protegge il cuore, mentre la temperatura dell’olio determina il crunch. Senza numeri si naviga a vista.
Eccolo, il punto. Non è un ingrediente segreto: è un doppio controllo, umidità e temperatura.
Asciuga: lascia la ricotta a scolare in frigo, setaccio o garza, almeno 4 ore (meglio una notte). Strizza la mozzarella e tamponala. Impasto: per 4 persone, mescola 400 g di ricotta di bufala, 80 g di mozzarella tritata finissima, 40 g di Parmigiano. Aggiungi 2–3 cucchiai di farina oppure 1–2 di amido di mais, quanto basta per ottenere un composto sodo ma non secco. Regola di sale. Forma: crea bocconcini da 25–30 g. Raffreddali 30 minuti in frigo. Pastella: 120 g farina (o 100 g farina di riso + 20 g amido), 200 ml acqua frizzante gelata. Mescola il minimo, lascia qualche grumo: la pastella croccante nasce così. Tieni tutto in frigo. Frittura: porta l’olio a 170–175°C. Sì, serve un termometro. A questa temperatura dell’olio la crosta si fissa in 90–120 secondi e non si carica di unto. Immergi, non affollare la pentola, gira una volta. Scola su carta, sala subito.
Risultato: superficie dorata e sottile, interno cremoso, profumo di latte caldo. Se vuoi un contrasto netto, servi con miele di castagno o una mostarda leggera di agrumi. Per un abbinamento secco, insalata di finocchi e arance o una birra a bassa fermentazione, pulita e amaricante.
Usa olio pulito e non superare il punto di fumo (l’olio di arachide raffinato è stabile intorno ai 220–230°C). La ricotta fresca va consumata in 2–3 giorni e tenuta in frigo a 4°C. Valori nutrizionali: variano per latte e lavorazione; consulta banche dati come CREA o USDA FoodData Central per i dettagli verificati.
C’è un momento, mentre i bocconi sfrigolano, in cui il profumo rallenta la cucina. È lì che capisci perché questa ricetta funziona: tecnica minima, attenzione massima. Tu come la porteresti in tavola, con sale e limone o con una colata di miele scuro? Fonti: CREA Alimenti e Nutrizione; USDA FoodData Central; linee guida di cottura in frittura della letteratura culinaria professionale. Dove non esistono valori univoci (umidità, fasi di lavorazione), ho indicato range e buone pratiche.
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