Un morso caldo, profumato di festa: piccoli pandorini salati di patate che si aprono in un cuore filante e si tuffano in una fonduta cremosa. L’antipasto che fa brillare la tavola senza complicarla.
C’è un attimo, la sera della Vigilia, in cui il brusio cala e tutti guardano il vassoio che arriva in sala. È il momento perfetto per i mini pandorini di patate: sembrano dolci di Natale, ma raccontano un’altra storia. Li prendi con due dita, senti la crosticina leggera, rompi il primo e capisci che la serata è partita bene.
L’idea è semplice, quasi disarmante. Uno stampo piccolo da pandoro, poco impasto, pochi minuti di cottura. Ma non anticipo il punto centrale: prima vale la pena capire perché funzionano così bene su ogni tavola, dai pranzi affollati alle cene in due.
La base è un impasto di patate morbido e stabile: patate lessate e schiacciate, un uovo, poco formaggio grattugiato, un cucchiaio di fecola per dare struttura, sale e pepe. Regge la forma senza diventare gommoso.
La forma “pandorino” aiuta il calore a circolare: cottura uniforme, esterno dorato, interno soffice.
La resa estetica è altissima con uno sforzo minimo: con 10–12 stampini ottieni un vassoio scenografico in pochi minuti.
E adesso il cuore della faccenda. Questi pandorini nascondono un cubetto di provola filante che si allunga al primo taglio e si completano con una fonduta di pecorino pronta in 5 minuti. Per la fonduta, scegli un Pecorino Romano DOP o simili: sapidità netta, profumo deciso, cremosità perfetta con panna fresca o latte intero. Per informazioni sul profilo del formaggio, il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano DOP offre schede chiare e verificabili (fonte: consorzio ufficiale).
Impasto: per 10–12 pezzi, usa circa 600 g di patate farinose cotte e ben asciutte, 1 uovo medio, 50–60 g di formaggio grattugiato, 30–40 g di fecola, sale e pepe. Lavora velocemente per non “bagnare” l’impasto. Riposa 10 minuti in frigo: si compatta e si modella meglio.
Ripieno: taglia la provola in cubi da 10–12 g. Se è molto umida, tamponala: eviti che “sfugga” durante la cottura.
Formatura: ungi leggermente gli stampini per pandorini. Stendi un velo di impasto, inserisci il cubetto e chiudi con altro impasto, senza pressare troppo.
Cottura in friggitrice ad aria: 180°C per 12–15 minuti, fino a doratura uniforme. In forno statico: 190°C per 18–22 minuti su griglia a mezza altezza. Dorato sì, scuro no: EFSA raccomanda di evitare eccessive bruniture per contenere l’acrilammide nelle preparazioni amidacee (fonte: EFSA, tema acrilammide).
Fonduta di pecorino: scalda dolcemente 120 ml di panna fresca con 70–90 g di pecorino grattugiato finissimo. Fuoco basso, 3–4 minuti, mescolando: deve velare il cucchiaio. Se serve, regola con 1–2 cucchiai di latte caldo. Niente sale: pensa alla sapidità naturale del pecorino.
Servizio: incrocia le due temperature. Pandorini caldi, fonduta caldissima. Un filo di fonduta sopra, una macinata di pepe, magari un tocco di rosmarino tritato finissimo.
Anticipo: l’impasto si conserva in frigo per 24 ore, ben coperto. Estrarlo 10 minuti prima di formare.
Per ospiti sensibili o bimbi piccoli, usa uova pastorizzate o cuoci finché l’interno risulta ben rappreso; in generale, cuocere a cuore finché non ci sono parti liquide visibili.
Gli stampi mini più comuni hanno capacità 80–100 ml: con queste dosi ottieni un vassoio generoso.
Il bello? Portano allegria senza chiedere nulla in cambio. Li vedo scomparire uno dopo l’altro, come lucine che si spengono nel piatto. E tu, su cosa coleresti la tua prossima cucchiaiata di fonduta di pecorino: sui pandorini o su patate arrostite che profumano di bosco?
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