Una tazza color rame, profumo di nocciola e legno caldo: l’Hojicha non fa rumore, ma resta. È il tè che sceglie il crepuscolo, mentre il matcha corre all’alba: due caratteri, una sola tradizione.
La prima volta l’ho bevuto in un kissaten di Kyoto, in inverno. Il vapore saliva lento, la stanza odorava di pane tostato. Un sorso e la lingua capiva subito: niente spigoli, zero astringenza, una dolcezza secca, quasi di caramello. È lì che ho capito perché questo tè verde tostato conquista chi cerca calore più che potenza.
L’Hojicha nasce a Kyoto negli anni Venti. Si tostano foglie mature e steli di bancha o sencha su calore diretto. La tostatura bruna i vegetali, riduce amaro e erba, e sviluppa pirazine aromatiche. Ecco da dove arrivano sentori di nocciola, cacao leggero, pane. Il liquore vira all’ambra, quasi rame.
Sul piano nutrizionale la tostatura cambia il profilo. Le catechine (i principali antiossidanti del tè verde) diminuiscono, ma non scompaiono. Aumentano invece i composti responsabili dell’aroma caldo. Il contenuto di caffeina/teina resta mediamente basso: circa 7–10 mg per 100 ml, con variazioni dovute a cultivar, taglio e tempo di infusione. Per confronto: una porzione di matcha da 2 g può raggiungere 60–70 mg in 60–80 ml. Questi numeri sono medie attendibili, ma non esiste un unico valore standard: il metodo di preparazione incide molto.
Qui arriva il punto che spesso si scopre solo a metà strada: l’Hojicha non è il “fratello minore” del matcha. È un’altra grammatica del tè. Dove il matcha spinge e accende, l’hojicha accompagna e distende. Per questo in Giappone è comune servirlo a cena, anche ai più giovani; non è un consiglio medico, ma una consuetudine domestica radicata.
A casa funziona così: 2–3 g per 200 ml, acqua a 90–95 gradi Celsius, 45–60 secondi. Filtra subito. Fai una seconda infusione, più rapida: il profilo aromatizzato regge. In estate prova il cold brew: 8 g in 1 litro d’acqua fredda, 6–8 ore in frigo; esce dolce, senza spigoli. Non ci sono dati univoci sui tempi “perfetti” del cold brew; le finestre sopra sono pratiche e diffuse.
Vuoi un “abbraccio” nel pomeriggio? Prepara un Hojicha latte: infondi doppio (5 g in 150 ml), unisci 150–180 ml di latte caldo o vegetale, schiuma leggera, un pizzico di sale per spingere la nocciola. È un’alternativa naturale al caffè del dopo cena. In cucina regala idee: gelato all’hojicha, cheesecake marmorizzata, biscotti sablé. Il colore caldo non tinge troppo, il profumo resta netto.
Un accorgimento semplice: scalda la teiera, poi versa l’acqua e mescola con un movimento breve, circolare. L’ossigeno solleva gli aromi tostati. Se vuoi esplorare, cerca lotti con più steli (kukicha hojicha): il corpo sarà ancora più morbido.
Alla fine, l’Hojicha non chiede paragoni. Invita a un ritmo diverso. È il tè che accendi quando fuori scende la luce e la casa fa il suo suono. Quale spazio vuoi dare, oggi, a un sapore che non promette euforia ma continuità?
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