Ma quando dovrebbero entrare davvero nel piatto? La risposta non è un numero secco: è una scelta di ritmo, contesto e cura.
Ho visto più di un genitore impietrirsi davanti a una fetta di torta a una festa di compleanno. Da una parte la voglia di dire sì, dall’altra il timore di iniziare una rincorsa infinita allo zucchero.
È una reazione comprensibile. I bambini nascono con una naturale preferenza per il dolce; è un’impronta antica, legata alla sicurezza del cibo. La scienza aggiunge un tassello: le esperienze dei primi anni modellano le scelte future. Se l’esposizione a zuccheri è precoce e ripetuta, il gusto si abitua.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità collega l’assunzione di zuccheri liberi al rischio di carie in modo dose‑dipendente e suggerisce di restare sotto il 10% dell’energia quotidiana, meglio se al 5%. Le società pediatriche mettono in guardia soprattutto dalle bevande zuccherate, principali “portatrici” di zuccheri aggiunti inutili. Nota pratica: il succo di frutta non è acqua con vitamine; l’American Academy of Pediatrics consiglia zero succo prima dell’anno e, tra 1 e 3 anni, non più di 120 ml al giorno. E un promemoria che non ammette eccezioni: il miele è vietato prima dei 12 mesi per il rischio di botulismo.
E allora, il momento giusto qual è? Dopo la seconda candelina. Le linee guida statunitensi (2020–2025) e molte società pediatriche europee indicano di evitare zuccheri aggiunti sotto i 24 mesi. Non perché un assaggio isolato “faccia danni”, ma perché l’assenza di zuccheri superflui in questa finestra aiuta l’educazione del gusto e riduce il rischio di abitudini difficili da invertire. Dai 2 ai 18 anni, l’American Heart Association suggerisce di non superare 25 g al giorno di zuccheri aggiunti.
Con normalità e cornici chiare. Offri i dolci a fine pasto, non a digiuno: la presenza di proteine e fibre smorza il picco glicemico. Scegli porzioni piccole e definite. Esempi: un quadratino di cioccolato al latte da 10 g (circa 5 g di zuccheri), un biscotto semplice, un mini gelato da 60 ml (10–12 g). Non ogni giorno. Evita il dolce come premio. Sposta il piacere sul rito: preparare una torta semplice in casa, annusarla, raccontare gli ingredienti. Bevi acqua. Le bevande zuccherate restano extra, anche “light”: l’abitudine al gusto dolce liquido si allena comunque. Cura i denti: meno frequenza di zucchero, più spazzolino. È la frequenza, non solo la quantità, a pesare sulla carie.
In studio, una mamma mi racconta del figlio di due anni e mezzo che chiede “la fetta grande”. Le propongo una strategia: “La fetta è piccola, ma mangiamo piano e scegliamo insieme la prossima volta”. Funziona perché non demonizza e non spinge alla rincorsa del “frutto proibito”.
La soglia dei due anni è una decisione prudenziale, condivisa da OMS, AAP e linee guida italiane (CREA) per favorire varietà e proteggere i denti. Su questo terreno, più che il divieto, conta il copione che offriamo. Vogliamo che il dolce sia un evento, non un automatismo.
Che ricordo vogliamo lasciare attaccato a quella briciola di torta? Un premio qualsiasi… o un momento di gusto, misura e compagnia, con zucchero quanto basta e affetto a volontà?
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