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Cambiamento Climatico e Nutrizione: Come l’Aumento dell’Anidride Carbonica Rende il Cibo Meno Nutriente

Immagina un piatto che sazia ma non nutre. Sembra uguale a ieri, profuma come sempre, eppure lascia qualcosa indietro. È la storia silenziosa del nostro cibo nell’era dell’aria più ricca di anidride carbonica.

Una mattina, un panettiere mi ha detto

“La pagnotta cresce bene, ma il grano è diverso. Non lo senti?” L’ho sentito. Crosta perfetta, mollica leggera. E un sospetto: stiamo confondendo abbondanza con qualità nutrizionale. Il punto non è solo quanto raccogliamo. È cosa ci arriva davvero nel piatto.

Quando l’aria cambia il cibo

Gli esperimenti a cielo aperto (FACE) mostrano un effetto ripetuto: più anidride carbonica nell’aria, più amido nelle piante, meno nutrienti essenziali. Con concentrazioni intorno a ~550 ppm, tipiche degli studi, il frumento e il riso perdono in media il 6–8% di proteine, e i raccolti C3 (come grano, riso e soia) mostrano cali di zinco e ferro di circa il 5–10% (Myers et al., Nature, 2014: https://www.nature.com/articles/nature13179). Nel riso, sotto CO2 elevata, scendono anche alcune vitamine del gruppo B: in media tra -10% e -30% a seconda del composto (Zhu et al., Science Advances, 2018: https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aaq1012). Non abbiamo una misura unica per tutte le colture e i suoli; le percentuali variano per varietà, clima e tecniche agronomiche.

Perché succede?

La CO2 accelera la fotosintesi: le piante accumulano più carboidrati. Se l’assorbimento di minerali dal suolo non tiene il passo, scatta l’“effetto diluizione”. Inoltre, con CO2 alta gli stomi tendono a chiudersi di più, la traspirazione cala e con essa il flusso di nutrienti verso la foglia e il chicco. La resa può anche salire, ma la densità di micronutrienti per caloria scende. È qui che nasce la cosiddetta fame nascosta: calorie presenti, zinco, ferro, proteine e vitamine in difetto.

Il rischio non è teorico

Oggi circa 2 miliardi di persone vivono carenze di micronutrienti (FAO/WHO). Se sommiamo una dieta basata su cereali raffinati, redditi stretti e prezzi volatili, il quadro si complica. Diversi gruppi di ricerca stimano che entro metà secolo l’aumento di CO2 possa ampliare il numero di persone a rischio; le cifre variano e non c’è consenso su un numero univoco, ma la direzione è chiara. L’IPCC (AR6) riconosce il tema della qualità nutrizionale in calo come rischio emergente per la salute pubblica.

Cosa possiamo fare, ora

Non esiste un solo rimedio, ma molte leve pratiche: Selezionare varietà resilienti alla diluizione, con maggiore densità di nutrienti (biofortificazione; vedi HarvestPlus). Curare il suolo: materia organica, rotazioni, legumi, microelementi mirati. Suoli vivi, piante più ricche. Diversificare la dieta: integrare legumi, semi, ortaggi a foglia, pesce dove possibile. Fortificare farine e alimenti di base nei contesti vulnerabili, insieme a programmi scuola-lavoro che migliorano i pasti. Ridurre le emissioni. Il problema nasce dall’atmosfera: la strategia di lungo termine è contenere la CO2, non solo adattarsi.

Un esempio concreto?

In un programma pilota, l’introduzione di varietà di riso più ricche di zinco in Bangladesh ha migliorato gli indici nutrizionali di comunità rurali; i risultati sono promettenti, anche se dipendono da disponibilità di sementi e assistenza tecnica. In altre aree, la fertilizzazione con micronutrienti ha alzato i livelli di ferro nel grano, ma gli effetti non sono uniformi: serve monitoraggio locale e trasparenza sui dati.

Torno a quel pane

Crosta dorata, vapore che sale. La domanda non è se riempie lo stomaco. È se nutre il futuro. Che sapore avrà la parola “sazietà” tra vent’anni, quando conteremo non solo le tonnellate raccolte, ma i milligrammi che fanno la differenza?

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